Perché in Grecia si rompono i piatti

Perché in Grecia si rompono i piatti?

Il rituale che prevede la rottura dei piatti durante i matrimoni greci o le esibizioni di artisti ha origine antiche, ma si mantiene ancora oggi così diffuso?

Documentari, film e ricordi contribuiscono a diffondere il mito della rottura dei piatti durante manifestazioni o matrimoni greci. Poco si sa solitamente invece delle origini di questa usanza millenaria e del perché questa si sia diffusa sia nel continente che nelle isole greche.

Vi sarete spesso chiesti per quale motivo si rompono i piatti in Grecia? O dove ha avuto origine l’usanza di rompere i piatti in Grecia?

Anticamente gli sposi usavano rompere i piatti davanti alla porta di casa come segno di buon auspicio mentre gli invitati al matrimonio gridavano il classico “Oopah”. L’usanza era segno di buon auspicio e metaforizzava l’abbondanza: “abbiamo così tanti piatti che li possiamo addirittura rompere”.


Le origini dell’usanza di rompere i piatti in Grecia – non solo matrimoni


Nella sua forma antica, è possibile che l’usanza della rottura dei piatti in Grecia derivi dall’idea di distruggere le stoviglie in ceramica usate per la festa di commemorazione del morto.

La rottura volontaria dei piatti, che rappresenta un sorta di perdita controllata, aiutava i partecipanti al funerale a lottare contro il dolore della perdita dei loro cari, la qual è invece una tipologia di perdita completamente al di fuori del loro controllo.

L’usanza era quindi un aiuto per coloro che avevano subito la perdita di un proprio caro e li invitava a esprimere il proprio dolore con questo gesto liberatorio.

Ma ci sono ulteriori tradizioni che potrebbero essere indicate come possibili origini di questa usanza.

Bicchiere rotto Grecia

I vasai all’origine del mito

Nell’antica Grecia esistevano numerosi vasai che viaggiavano di villaggio in villaggio alla ricerca di luoghi dove l’argilla abbondava. E se fossero proprio i vasai stessi all’origine del mito?

Una spiegazione potrebbe proprio essere che all’origine del mito della rottura dei piatti in Grecia ci fossero proprio i vasai che usavano rompere la ceramica, creando un mito che avrebbe potuto svolgere la stessa funzione che il marketing svolge ai giorni nostri.

La rottura dei piatti negli spettacoli artistici in Grecia

La rottura dei piatti non è dunque un usanza che interessa solo i matrimoni in Grecia.

In alcuni spettacoli musicali, solitamente cantanti di canzoni d’amore, si è diffusa la stessa usanza della rottura dei piatti.

In questo caso però è lo stesso cantante a rompersi il piatto sulla testa mentre canta, quasi a voler traslare il dolore amoroso in dolore fisico.

In Grecia rompere i piatti durante l’esibizione di un cantante o ballerino è poi diventato parte del kefi, ovvero lo spirito di gioia, passione ed entusiasmo.

Il kefi è un sentimento appartenente alla cultura greca che si esternerebbe quindi nella consapevole rottura della ceramica come incolmabile reazione di gioia o entusiasmo per lo spettacolo a cui si è appena assistito.


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La tradizione dei piatti rotti ai giorni nostri in Grecia

La rottura dei piatti è dunque un sinonimo di abbondanza, un po come accendere un fuoco con delle banconote.

Oggigiorno tuttavia rompere i piatti è ormai considerata una pratica pericolosa a causa dei frammenti volanti, ma anche dei turisti che inebriati possono avere una cattiva mira e colpire ballerini o musicisti.

Nel 1969 il rito della rottura dei piatti è stato proprio vietato per legge per motivi di sicurezza pubblica.

L’usanza viene oggi scoraggiata in Grecia, tanto che attualmente è necessaria una licenza per gli stabilimenti che vogliono offrire questa esperienza.

Prestate comunque attenzione al fatto che se vi vengono offerti piatti da rompere durante le danze o altre esibizioni, solitamente questi piatti non sono gratuiti e saranno conteggiati a fine della serata, di solito uno o due euro a piatto.

Forse la scelta migliore è quella di applaudire o gridare un bel “Oopah!”.

I greci moderni tendono a staccarsi da questa abitudine, che è invece rimasta un’usanza folkloristica per i turisti. Nessuno rompe più piatti come segno di kefi.

Tanti preferiscono lanciare fiori, invece. Nelle bouzoukia ad esempio (discoteche) o altri locali moderni, i camerieri girano per i tavoli vendendo carissimi fiori ai clienti, che li lanciano verso i cantanti durante l’esibizione.


La rottura dei piatti in Italia


Può sembrare strano ma in realtà non è necessario andare così lontano come in Grecia per assistere allo spettacolo della rottura dei piatti.

Proprio come in Grecia, questa tradizione è molto diffusa anche in Sardegna.

In occasione dei matrimoni sardi è infatti comune rompere i piatti lanciandoli a terra per augurare abbondanza alla nuova coppia.

Nelle mie zone (sono originario del Sud della Sardegna) è comune porre sul piatto delle piccole caramelle o delle monete, ma spesso di mettono anche grano, riso, petali o confetti.

In seguito alla rottura i bambini partecipanti al matrimonio si precipitano a raccoglierle. Solitamente chi compie questo rito è una donna della famiglia, può essere la mamma della sposa, la suocera o la nonna, in ogni caso un parente con cui si ha uno stretto legame.

L’usanza è detto in sardo sa ratzia e proprio come in Grecia rappresenta un buon auspicio per la coppia.

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