Ghetto ebraico a Venezia cosa vedere

Ghetto ebraico a Venezia: cosa vedere? Le 5 attrazioni da non perdere

Quando per la prima volta mia moglie mi costrinse a guardare la famosa serie tv Shtisel, ricordo che proprio non riuscivo a comprendere perché fosse letteralmente impazzita per una serie nella quale dei tipi conservatori, israeliani, dalla barba lunga parlavano in yiddish.

Non mi attraeva l’idea di ascoltare questo strano linguaggio, leggendo i sottotitoli, eppure dopo pochissimo tempo mi innamorai della serie, sino a gustarmela per intero in pochi giorni.

Si è risvegliato in noi un profondo sentimento di fascino e una sete di conoscenza profonda verso quel mondo così diverso dal nostro che, nonostante possa essere facilmente giudicato, allo stesso tempo è capace di attrarre fortemente le nostre passioni.

A quel punto, memore di una vacanza a Venezia di qualche anno prima, riaffioravano alla mente i ricordi del bellissimo ghetto della città, dei suoi profumi e della sua gente e, dopo poco tempo, decidemmo di comune accordo di tornare in laguna per visitare il quartiere.

Il quartiere era rimasto tale e quale a come lo avevo lasciato tanti anni prima, come presumo nulla qui sia cambiato oramai da decenni.

La sua vita continua a scorrere lenta, al ritmo delle preghiere, disturbata solo da folle di turisti curiosi di scoprire questo bellissimo lato della città.

I motivi per cui visitare il ghetto ebraico sono numerosi, ma sicuramente uno dei principali è il fatto che quella che potrete vedere da queste parti è una Venezia diversa dalla solita città da cartolina, proprio come quella che già vi abbiamo raccontato nel nostro viaggio nei 12 luoghi meno noti di Venezia.

Gli ebrei risiedono in città da secoli e sono parte integrante della comunità veneziana, il loro quartiere rispecchia il loro modo di vivere, fatto di cose semplici, cibo speziato e una grande fede.

Passeggiare da queste parti ti costringe a fare un salto nel passato e a gustare un sapore e un profumo che ha un pizzico di esotico.

Noi, assetati di conoscenza come eravamo, appena siamo giunti da queste parti, abbiamo deciso di prenotare un tour guidato che potesse spiegarci a fondo, come funziona la vita all’interno del ghetto e ci facesse capire quali fossero le principali attrazioni all’interno del quartiere.

Ci parlarono molto bene del tour guidato proposto sul sito Civitatis, che potete trovare a questo indirizzo, e dobbiamo ammettere che ne vale effettivamente la pena, perché la guida è stata molto carina e competente, ma soprattutto è un tour molto economico.

Ma cosa vedere esattamente all’interno del Ghetto? Quali sono le maggiori attrazioni che è indispensabile visitare per farsi un’idea di quale effettivamente sia la vita degli ebrei a Venezia?

E’ ciò che proveremo a scoprire in questa breve guida sul ghetto ebraico a Venezia.


Cosa vedere al ghetto ebraico di Venezia?

Cerchiamo dunque di comprendere quali siano le cose che proprio non possiamo perdere all’interno del ghetto ebraico di Venezia e che occorre visitare obbligatoriamente per riuscire a conoscere in maniera più approfondita questa affascinante cultura.


#1 Il Museo ebraico

Il museo ebraico presente nel quartiere è forse la più importante testimonianza della presenza degli ebrei a Venezia esistente.

All’interno di questo complesso è custodito un grande patrimonio culturale di questa comunità che permette al visitatore di confrontarsi con una cultura affascinante e diversa dalla sua.

Sono 60 anni che il museo è impegnato nella narrazione della storia del popolo ebraico veneziano e il suo intento è svolto in maniera egregia e professionale.

Il museo sorge nel campo del Ghetto Novo, esattamente a metà strada tra le due sinagoghe e raccoglie al suo interno oggetti e manufatti dei secoli passati, preziosa testimonianza della vitalità della tradizione ebraica nel quartiere.

Ricca è anche la collezione di manoscritti, libri e oggetti di uso comune della comunità.

Il complesso si divide in due zone principali: la prima dedicata alle festività ebraiche e agli oggetti liturgici; la seconda incentrata invece sulla storia della comunità a Venezia, compreso il triste periodo della seconda guerra mondiale.

La visita è molto consigliata, poiché svela la storia e la tradizione di questa comunità, contestualizzandola all’interno della laguna veneziana e svela parecchi dubbi che il visitatore può avere riguardo alla vita di questo popolo.

Per evitare la coda alla cassa dell’ingresso, è consigliabile acquistare i biglietti online. Li si possono trovare a questo indirizzo.


#2 Il ristorante Gam Gam – Kosher restaurant

Anche il palato ha bisogno di cedere all’esperienza del ghetto ebraico e la tradizione culinaria di questa comunità è uno dei tratti più interessanti da scoprire.

Per vivere un’esperienza perfetta in questo campo, penso non esista posto migliore del ristorante Gam Gam, posto proprio all’interno del ghetto e celebre per servire i piatti della tradizione ebraica.

Si tratta di un vero e proprio salto nel mondo del cibo ebraico, fatto di piatti della tradizione e di spezie dal gusto esotico.

Per scoprire il menu o alte curiosità potete visitare il sito www.gamgamkosher.com.


#3 Le sinagoghe

Le sinagoghe sono la vera anima del ghetto, ma anche il luogo che gli ebrei di Venezia amano frequentare per dare da bere alla propria sete di fede.

sinagoga ghetto ebraico venezia

Sono quasi impossibili da riconoscere dall’esterno, poiché si trovano in cima ad edifici preesistenti, ma all’interno sono un vero gioiello d’arte e tradizioni.

La prima sinagoga è quella della Grande Scuola Tedesca, risalente al 1527, e abbellita da stupende decorazioni risalenti all’epoca tardo barocca.

L’altra importante sinagoga del quartiere è invece quella della Scuola Canton del 1531, finemente decorata da motivi barocchi, con numerosi richiami al Rococò. A questo indirizzo è possibile fare un tour virtuale per apprezzarne in anticipo la bellezza.


#4 Le calli e i sotoporteghi

calli e sotoporteghi ghetto ebraico venezia

Ovviamente la visita al ghetto non può ridursi ad una semplice visita di istituzioni, ma occorre assaporare la vita quotidiana che si svolge nel quartiere, attraversando le sue calli e sotoporteghi.

Perdetevi per le viuzze del ghetto e respirate a pieni polmoni profumi esotici e inattesi che possono sorprendervi ad ogni angolo.

Ci troviamo d’altronde sempre a Venezia, ma all’interno del ghetto assistere alla presenza di una cultura così estranea alla nostra quotidianità, dona ancora maggiore stranezza all’esperienza.

Tra calli strette e l’acqua veneziana sempre presente, la passeggiata all’interno del ghetto rimane uno dei ricordi più intensi che mantengo del quartiere, così come acceso è il ricordo dei suoi locali e negozi, sparsi all’interno delle sue vie.


#5 Il David’s Shop

L’ultimo posto della lista dei nostri consigli è riservato ad un piccolo, ma curato negozio che è possibile incontrare per le vie del ghetto.

Il David’s Shop è un negozio particolare, specializzato in oggettistica veneziana e della tradizione ebraica.

Al suo interno si trovano numerosi oggetti in vetro soffiato, spesso collegati all’ebraismo, che sono piccoli esempi di arte e ingegno artigiano che caratterizzano questo quartiere.

Una visita è più che meritata, sia che intendiate portarvi a casa un souvenir speciale dell’esperienza, ma anche solo per sfamare un poco della nostra naturale curiosità.

Il negozio ha anche un sito web, dove è possibile acquistare a questo indirizzo: https://www.davidshop.com/.


Come raggiungere il ghetto ebraico a Venezia

Per arrivare al ghetto ebraico, i mezzi principali sono tendenzialmente due: il vaporetto o a piedi. Vediamoli singolarmente nelle righe che seguono.


A piedi

Per arrivare a piedi al ghetto ebraico, se si parte da Piazzale Roma, occorre percorrere il Ponte della Costituzione, proseguire per il piazzale della stazione e la Lista di Spagna.

Successivamente si attraversa Campo San Geremia e il Ponte delle Guglie. Girando a sinistra e attraversando il sottoportico si giunge poi a destinazione.

Se vi trovate invece in piazza San Marco, dovrete attraversare la strada delle Mercerie, proseguire per la Strada Nuova e arrivare a Rio Terà San Leonardo. Occorre infine girare a destra e seguire le indicazioni.


In vaporetto

Se decidete invece di giungere al ghetto ebraico da Piazzale Roma, è possibile prendere la linea Actv 4.2 o 5.2 e scendere alla fermata Guglie.

Da piazza San Marco occorre invece usare la linea 1 e scendere alla fermata San Marcuola.


Alcune curiosità sul ghetto ebraico a Venezia

Il ghetto ebraico è un luogo ricco di storia e aneddoti che è curioso conoscere. Vediamo alcune delle principali curiosità legate a questo luogo.

Il ghetto ebraico è un luogo ricco di storia e aneddoti che è curioso conoscere. Vediamo alcune delle principali curiosità legate a questo luogo.


E’ proprio nel quartiere che nasce il nome ghetto

Uno dei fatti curiosi che caratterizza il quartiere, è proprio che lo strano nome ghetto sia nato qui. Da sempre mi sono sempre chiesto per quale motivo il quartiere ebraico nelle varie città assumesse il nome di ghetto, che ha un significato un poco dispregiativo o comunque accomunato a qualcosa di negativo.

Ecco spiegato il fatto che la parola ghetto, legata al nome “ebraico”, nulla ha a che fare con il significato che siamo soliti dare a questa parola.

La parola ghetto, che tra le altre cose si è diffusa anche in altre lingue, ha origine dalla parola “geto” che in veneziano significa “antica fonderia”.

Già dal Medioevo, in questa zona sorgeva infatti una fonderia, dove venivano forgiate i piccoli cannoni delle navi veneziane, che prendevano il nome di bombarde.

Nel 1516, il governo della Repubblica di Venezia decise di relegare gli ebrei nel quartiere dove ancora oggi risiedono e la maggior parte di queste persone proveniva dal mondo germanico, dal quale avevano anche assorbito la lingua.

Ecco quindi che la parola geto in tedesco, viene letta “ghetto”, dando dunque origine al nome attuale.


I nomi del ghetto ingannano

L’intero quartiere del ghetto ebraico veneziano è suddiviso in 3 parti principali: il gheto vecio, il gheto novo e il gheto novissimo.

Ciò che non tutti sanno è che questa definizione è spesso errata, tanto è vero che il gheto novo è la zona del quartiere più antica, nonostante quel nome.

La definizione di vecchio, nuovo o nuovissimo non ha infatti nulla a che fare con l’età del quartiere, ma è solo legata all’età della fonderia (gheto) della quale abbiamo parlato nel paragrafo precedente.

Quando nel 1516 si decise che gli ebrei veneziani avrebbero dovuto vivere nel quartiere, si scelse la zona del gheto nuovo come primo luogo di insediamento. Questa zona divenne però dopo poco tempo insufficiente ad ospitare tutti gli ebrei veneziani e, per questo motivo, si dovette allargare il quartiere a quelle parti che oggi sono chiamate gheto novissimo e gheto vecio.

Nel 1541 si insediarono nel gheto novissimo gli ebrei Levantini provenienti dalla penisola Iberica e dall’impero ottomano, mentre nel 1633 venne allargato col gheto novissimo.


E’ il ghetto più antico d’Europa

La storia degli ebrei di Venezia è molto antica, tanto è vero che si trovano reperti del loro passaggio in laguna già dall’anno 1000.

Fu solo nel 1300 però che gli ebrei di Venezia si insediarono in città, costituendo un nucleo stabile. Nel corso degli anni la loro presenza crebbe a dismisura, costringendo il governo della Serenissima a regolarne l’organizzazione, sino al 1516 quando venne riconosciuto un intero quartiere alla comunità.

Il patto ai tempi era però che gli ebrei non potessero uscire dal quartiere durante la notte o durante le festività cristiane. Per questo motivo venne scelto un quartiere che si trova su un’isola con soli due ponti di accesso che, durante la notte, venivano chiusi per impedire l’uscita dal quartiere e venivano riaperti solo il mattino successivo.

Ancora oggi, facendo il proprio ingresso al ghetto dai due ponti, è possibile riconoscere i due fori, sui quali erano fissati i cardini del cancello di chiusura.


Il Banco dei Pegni: rosso, nero e verde

Il legame tra la popolazione ebraica e la finanza è da sempre molto stretto, al punto da essere uno dei cavalli di battaglia che la stessa campagna nazista muoveva contro questo popolo.

Se il termine usura oggi assume un significato negativo però, ai tempi il termine non era caratterizzato dalla stessa nota di negatività.

Ai tempi con questa parola ci si riferiva semplicemente agli interessi che venivano richiesti in caso di prestito di denaro.

A Venezia questa attività era svolta dai Cristiani dei Monti di Carità, prima che tale usanza venisse letta come contraria ai principi della fede cristiana e venisse cessata.

Chiusi i Cristiani dei Monti di Carità, non rimase nessuno in laguna che fosse in grado di concedere dei prestiti, ma dopo poco tempo questa assenza venne colmata, imponendo per legge alla comunità ebraica l’esercizio di tale funzione.

Nacquero così i tre Banchi di Pegno del ghetto ebraico: quello rosso, verde e nero. Il colore derivava dall’aspetto delle ricevute che venivano rilasciate ai debitori.

I banchi rimasero attivi in città sino al 1797, dopo di che vennero pian pianino dimenticati. Oggi fortunatamente è stata recuperata la sede del Banco Rosso, che è stata restaurata ed è oggi accessibile ai visitatori.

Pare addirittura che il termine usato oggi “andare in rosso”, quando si è a corto di quattrini, derivi proprio dal colore del banco dei pegni veneziano.


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